Come Bianka ha affrontato la fase dello svezzamento
Oggi ti raccontiamo come Bianka ha accompagnato il suo primo bimbo nell’alimentazione complementare. Designer e mamma di due bambini, vive con la sua famiglia a Colonia, dove ogni giorno si trova ad affrontare nuove avventure nel mondo dei più piccoli.
Forse la sua esperienza sarà per te d’aiuto o d’ispirazione. Magari ti rivedrai nei suoi timori e nelle sue piccole vittorie… tra genitori ci si capisce. Buona lettura!
Dopo settimane di allattamento intenso – che all’inizio non è stato affatto semplice – eravamo finalmente riusciti a trovare una routine serena. E proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto, ecco affacciarsi una nuova fase (e una bella sfida): lo svezzamento.
Che si scelga un approccio più moderno come il cosiddetto “Baby Led Weaning” (che prevede che il bimbo si nutra autonomamente con cibi solidi, senza passati o frullati), oppure il classico percorso con le pappe, prima o poi ogni bambino inizia a mangiare. E ora era arrivato il nostro turno.
Volevamo essere ben preparati: la nostra ostetrica è passata da noi per verificare che il nostro bambino, di circa sei mesi, fosse pronto per iniziare a mangiare cibi solidi. Tra i segnali da osservare ci sono, per esempio, la capacità di stare seduti con un piccolo supporto per alcuni minuti, tenere su la testa e non avere più un riflesso di estrusione troppo marcato.
Ricevuto il via libera, abbiamo deciso di iniziare dopo le vacanze: a casa, nel nostro ambiente familiare, con calma, una routine stabile e tutto l’occorrente a portata di mano, ci sembrava decisamente più semplice.
Il timore delle prime pappe
Per iniziare lo svezzamento, in Germania ci è stato consigliato un grande classico: verdure cotte al vapore con un filo d’olio (anche se, nel resto del mondo, l’approccio può essere molto diverso). Il passato di carote è quasi un rito di passaggio! Tutti ci dicevano di iniziare con le verdure e posticipare l’assunzione di frutta, per evitare che il bambino si abitui troppo presto ai sapori dolci.
Così abbiamo comprato carote di ottima qualità: le abbiamo sbucciate, cotte al vapore e frullate. Durante tutto il processo, ero agitata come se stessi disinnescando una bomba! Ci ho messo talmente tanto a frullare le carote che, a un certo punto, dietro di me mi sono sentita domandare: “Per quanto pensi di continuare?”
Per sicurezza, ho persino filtrato il tutto con un colino finissimo (non si sa mai). Faticavo davvero a immaginare come un bambino potesse passare dal latte a un alimento più consistente da un giorno all’altro. Lo ammetto: avevo una paura del tutto irrazionale che nostro figlio potesse soffocare con il passato di carote.
Le prime cucchiaiate
Quando finalmente ci siamo trovati davanti quell’invitante pappa di un arancione acceso, nostro figlio era seduto in braccio a mio marito. Abbiamo fatto un ultimo controllo: bavaglino? Ce l’abbiamo! Cucchiaino morbido? Presente! Genitori nervosi? Sì, al quadrato!
A me è toccato l’onore del primo cucchiaino. Difficilmente dimenticheremo la reazione del nostro bimbo: con una smorfia, ha sputato tutto! E no, non ci ha lasciato nemmeno la possibilità di provarci una seconda volta. Abbiamo riposto tutto in freezer, confidando nel giorno dopo. Purtroppo, però, anche i tentativi successivi sono andati più o meno allo stesso modo. Eravamo lontanissimi dalle quantità consigliate!
Col senno di poi, avrei tenuto il freezer un po’ più di ordine. Tra piccole porzioni, esperimenti diversi e un’infinità di contenitori, nel congelatore regnava il caos! È in queste situazioni che soluzioni pratiche come i contenitori fill + freeze di b.box sono davvero utili: permettono di porzionare le pappe e congelarle facilmente.
Dopo diversi tentativi andati più o meno come il primo (tra pastinaca, patate e broccoli non graditi), abbiamo deciso – nonostante gli avvertimenti sul fatto che poi il bimbo avrebbe voluto solo cibi dolci – di provare con frutta, avocado e creme spalmabili tipo burro di arachidi. E finalmente è arrivata una piccola vittoria: l’avocado schiacciato con la banana è stato un vero successo!
Piccoli passi per abituarsi alle novità
Passo dopo passo, abbiamo trovato il nostro ritmo in questa nuova routine. Sostituire completamente il latte era ancora un obiettivo lontano, ma nostro figlio aveva iniziato a divertirsi a scoprire nuovi sapori e consistenze diverse. E, in fondo, all’inizio è proprio questo che conta.
Quando eravamo in giro, però, c’erano altre sfide da affrontare: riusciremo a trovare alimenti della stessa qualità di quelli di casa? E se non c’è un supermercato nelle vicinanze? Senza contare l’assenza del suo seggiolino preferito, del tavolo e dell’ambiente familiare.
Restare sempre a casa per i pasti non era un’opzione. Così abbiamo iniziato a portare con noi i passati di frutta e verdura riempiendo il contenitore fill + feed: in questo modo potevamo darlo comodamente al nostro bimbo un cucchiaino alla volta oppure aiutarlo a mangiare da solo tramite la piccola apertura.
Grazie a questo pratico prodotto, nostro figlio poteva contare sulla sua solita pappa, persino quando andavamo alla scoperta di nuovi posti!

Mangiare in autonomia
Quando è riuscito a stare seduto da solo nel seggiolone e a mangiare con le mani piccoli burger di lenticchie o pezzetti di pancake, il nostro bimbo ha iniziato davvero a divertirsi! E, a dirla tutta, da quel momento anche io mi sono sentita molto più rilassata!
In questo percorso, ci hanno aiutato tantissimo tutte quelle soluzioni che semplificano la gestione dei pasti, come il tappetino antiscivolo roll + go: grazie al suo fungere anche da ciotolina e piattino, riduce il numero di stoviglie da lavare e rende il momento della pappa più pratico (oltre al fatto che puoi arrotolarlo, metterlo in borsa e portarlo sempre con te).
Ho imparato che i bambini sono capaci di fare molto più di quanto immaginiamo. Se il nostro piccolo metteva in bocca una porzione troppo grande di cibo o qualcosa gli sembrava insolito, il riflesso faringeo entrava subito in azione. Vederlo diventare ogni giorno più autonomo e curioso a tavola è stata davvero una bellissima ricompensa!

Paesi diversi, approcci diversi
Mi ha colpito molto scoprire quanto l’approccio allo svezzamento varia da paese a paese. Mentre in Germania si tende spesso a seguire un percorso piuttosto strutturato, in Svezia – il paese d’origine di mio marito – è comune iniziare già intorno ai quattro mesi con piccoli assaggi. Ai bambini, ad esempio, viene concesso di leccare un pezzo di mela o un gambo di sedano. Ci sono schemi decisamente meno rigidi.
Anche in Germania le raccomandazioni sono cambiate nel tempo. Molte linee guida mediche attuali consigliano di iniziare lo svezzamento intorno ai sei mesi, ma ci si sta allontanando sempre di più da regole troppo rigide. Alla fine, l’aspetto più importante è osservare il proprio bambino e seguire i suoi ritmi.
Si ricomincia con lo svezzamento del secondo bimbo
Oggi siamo nel pieno dello svezzamento del nostro secondo figlio. Ci è sembrato pronto prima rispetto al fratellino, più stabile e incredibilmente curioso ogni volta che ci sediamo a tavola tutti insieme.
Suo fratello maggiore è diventato presto una grande fonte d’ispirazione per lui. Ama assaggiare cose nuove, anche se non sempre gli piacciono (le carote e le patate dolci sono ormai tra le sue verdure preferite), sa esprimere chiaramente ciò che vuole e apprezza il momento dei pasti.
Anche con lui abbiamo iniziato con il passato di carote (che, sorprendentemente, è stato accolto con grande entusiasmo), ma questa volta siamo molto più rilassati.
Il nostro motto è “meno perfezione, più sperimentazione”, perché, alla fine, lo svezzamento non è solo una questione di nutrimento: è un percorso fatto di scoperte condivise, un passo alla volta, seguendo i propri ritmi.
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